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Il maniaco della Sindone

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Nel dicembre del 1972 un ladro "acrobata" si introdusse nel Duomo di Torino per compiere riti apparentemente inspiegabili. L'uomo riuscì ad entrare nel luogo Sacro per ben cinque volte in due mesi, sempre interrotto dagli allarmi protettivi, come racconta il giornalista Vittorio Messori. Giungendo dai tetti, lo squilibrato si calava nella Cupola - la Cupola del Guarini distrutta poi nell'incendio dell'11 aprile del 1997 - con l'intento, pare, di compiere atti di magia nera. Una volta dentro, avrebbe bruciato una tovaglia del'altare e dato fuoco ad un ritratto di Clotide di Savoia, lasciando a terra un fazzoletto imbevuto di una sostanza strana. Su Stampa Sera, il 31 Dicembre del 1972, apparve il titolo "Il maniaco della Sindone preso sul tetto del Duomo". Si scoprì solo allora che la magia nera non c'entrava niente e che il temuto "acrobata" era Matteo M., un poveraccio di quarant'anni senza fissa dimora, non pericoloso, ma con qualche disordine mentale. Per capirlo basta ascoltare il racconto che fece agli agenti della questura di Torino: "Quando eravamo in carcere insieme, Gesù Cristo non voleva mai giocare a carte con me. Allora gli ho detto: so dove trovarti, quando esco ti vengo a cercare e ti brucio".

Fonte: Renzo Rossotti, Torino Gialla e Nera, Newton & Compton Editori

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