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Bardonecchia, ecco il clima olimpico

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Esserci è davvero un'altra cosa. Il consumato claim non potrebbe avere più ragione. Di tutte le gare a disposizione, abbiamo scelto la finale di snowboard a Bardonecchia, il 12 febbraio 2006. Giacomo Kratter e Manuel Pietropoli hanno portato nel mondo i colori azzurri. E poco importa se si sono piazzati rispettivamente 13° e 43°. L'ultimo sussulto patriottico, lo abbiamo esalato quando Kratter è stato in ballo per entrare in finale - scivolando poco dopo tra i primi esclusi. E allora, come se niente fosse, abbiamo cambiato colore, trascinati dal ritmo delle competizioni, dalle colonne sonore scelte dagli atleti, i Green Day, i Red Hot Chilly Pepper, ma anche Celentano in versione heavy metal. Lì tra sbattimento di piedi, bandiere a stelle e strisce, giapponesi col mantello e olandesi con la parrucca, panini al wurstel a 4 euro e 50, e che bel sole che c'è oggi, abbiamo vissuto davvero le olimpiadi, liberi dai commenti insulsi dei cronisti televisivi, che probabilmente lo sport lo hanno praticato sui giornali di gossip. In finale, meritatamente, sono entrati 2 statunitensi e un finlandese, White Shaun, 20 anni, lunga criniera castana; Daniel Kass, 24 anni portati in stile Ligabue; Markku Koski, 25 anni ,biondino con aria da intellettuale. Nel giro di un quarto d'ora, di fronte alle straordinarie imprese dei tre giovani siamo diventati tutti americani e finlandesi, abbiamo gioito e tifato per la vittoria di White Shaun, ci siamo lasciati emozionare. E' questo credo, il vero spirito olimpico.

Fonte: Olimpiadi Bardonecchia, 12 febbraio 2006

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