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Torinesi, finalmente si esagera

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Ammettiamolo, di tutto il fragore olimpico, la cosa che ci ha sorpreso di più è stata la reazione dei torinesi. Una reazione fuori dalla logica subalpina, finalmente esagerata. Stipati tra migliaia di persone nelle severe vie cittadine, in un delirio collettivo che neanche a Napoli quando passa San Gennaro, abbiamo pensato, "qualcosa è cambiato". Qualcosa a l'è bougiase, direbbero qui. A quell'indimenticabile e commovente follia urbana che è stato il 10 febbraio 2006, dedichiamo le parole di Massimo Gramellini sulla Stampa, un brano in cui in tanti ci siamo riconosciuti e, perché no, anche emozionati. "Passa la fiaccola e la gente piange. Piange chi la porta e chi la guarda, il manager cinico e l’algida signora. Piangono soprattutto gli adulti. I bambini fanno «oh», ma nel senso di «oh papà, sei matto: perché piangi?» e non è che sia sempre così semplice rispondere. Non basta la solita sfilza di parolone in rima con «one»: l’emozione, la confusione, la sensazione di essere al centro dell’azione. E non puoi neanche rifugiarti nei precedenti: al passaggio della torcia in Australia gli spettatori urlavano. Ad Atene cantavano. A Torino il copione dei luoghi comuni avrebbe preteso che tossicchiassero composti, mormorando al massimo qualche «oh basta là».
Invece i torinesi piangono. Assiepati a decine di migliaia sui bordi della strada, commossi e felicemente ignari delle elucubrazioni mentali dei «no global». Piangono senza scrosci da scena madre, ma con sobria lentezza sabauda. Perdono acqua dagli occhi come rubinetti chiusi male o forse riaperti a fatica dopo un lungo congelamento. La visione ravvicinata del fuoco di Olimpia rievoca il ricordo della forza creatrice. E’ un richiamo atavico che smuove le coscienze e fa vibrare i cuori ovunque, ma evidententemente risuona più forte qui, al cospetto di un popolo abituato a comprimere le passioni dentro un abito dimesso e, lo ha scritto Gabriele Romagnoli su Vanity Fair, «a considerare la felicità un lusso un po’ cafone». Davanti alla fiaccola il torinese si scopre felice di essere felice. Ed è tale la sorpresa che gli viene da piangere".

Fonte: Massimo Gramellini, La Stampa, 10 febbraio 2006

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